25 aprile | Guardiagrele Sociale :: Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Guardiagrele

25 aprile

Attenzione al "fascismo eterno"!

Guardiagrele, 25 aprile 2009.
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Per noi la Liberazione è la Brigata Maiella

Si è svolta alle 18 di stasera alla Villa Comunale, davanti al monumento alla Brigata Maiella, la tradizionale cerimonia per il 25 aprile.

Dopo tre tappe, in mattinata, ai luoghi-segno della liberazione, indicati da lapidi commemorative, la giornata si è conclusa davanti ad un segno della lotta per la Liberazione.

L'intervento conclusivo del sindaco, Mario Palmerio, ha posto l'accento sulla memoria della Resistenza e della Liberazione che, per i guardiesi, significa parlare specialmente di Brigata Miella.

"Non c'è un anno che un <<resistente>> non ci abbandoni - ha ricordato il sindaco - L'anno scorso è morto Domenico Troilo; ed è morto Francesco Ranieri, il nostro caro <<Ciccuccio>> che ci ha stimolato, nel corso degli anni, a tenere desto il ricordoe la memoria della Liberazione".

La Brigata Maiella era fatta di uomini semplici, contadini, operai, impiegati, di matrice politica neanche tanto chiara ma che "hanno sentito, cogente, il richiamo a quel radicale vincolo ontologico per il quale l'uomo è uomo per l'altro, per il quale ciascuno è responsabile e custode dell'altro e deve prestargli solidarietà", gha ricordato il sindaco.

Un accento è stato posto anche sul ruolo della scuola "che si dice deputata alla formazione democratica delle nuove generazioni, ma che, in realtà, spesso fallisce molti dei suoi obiettivi, perchè asservita a fini di corto respiro, alle mode di un deleterio presentismo, ad una informazione cumulativa e orizzontale che è tutt'altra cosa della istruzione educativa".

Uno dei problemi affrontati nel discorso è stato quello della memoria condivisa: rispetto per i morti ma niente confusione è sembrato il messaggio del sindaco che ha ricordato, con Sergio Luzzatto, come "quello che conta non è l'eguaglianza nella moprte ma la diseguaglianza nella vita".

"Rispettiamo la sofferenza e la morte - ha detto ancora il sindaco citando don Milani - ma davanti ai giovani non facciamo pericolose confusioni tra il bene e il male, fra la verità e l'errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima".

In conclusione, il primo cittadino ha messo in guardia dal "fascismo perenne". "Il fascismo - ha ammonito - è un pericolo costante, il negativo contro cui la democrazia lotta e deve lottare, il negativo da cui cerca e deve cercare di liberarsi".

I segni di questo fascismo perenne li rintraccia nell'antipolitica, nel guardare alle istutuzione esclusivamente come sede di malaffare e inciuci, nella pseudo cultura televisiva, nello stato sociale messo in crisi".

Citando Eco ha ricordato come "il fascismo eterno non si presenta a noi con l'orbace e il fez, ma <<in abiti civili>>, perciò <<il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo>>.

Ricordando, infine, il monito di Calamandrei a resistere, ha concluso con un interrogativo che ha immaginato come posto dai martiri partigiani che ci guardano negli occhi e ci interrogano: "Che ne avete fatto dei nostri ideali di giustizia, di uguaglianza, di libertà? La nostra morte è stata forse inutile?"