Gemellgio con Ortucchio
Sulla scia di S. Nicola e S. Orante
Guardiagrele, 5 marzo 2010.
L'urna di s. Nicola
Il sindaco di Guardiagrele ha partecipato questa mattina a Ortucchio (AQ) alle celebrazioni in onore del patrono S. Orante.
Il legame con il paese della Marsica origina dalla figura dei santi monaci che, a ridosso dell'anno Mille, giunsero nelle nostre terre dopo una fuga dalle regioni della
Magna Grecia.
La guida di quella piccola comunità di basiliani era S. Nicola Greco, compatrono di Guardiagrele, che ne celebra la festa la terza domenica di maggio.
Dello stesso gruppo facevano parte, tra gli altri, S. Franco di Francavilla al Mare e S. Falco di Palena.
L'idea di far incontrare le comunità che ospitano i resti di questi monaci è stata proposta dal comune di Guardiagrele già due anni fa quando è nata
l'idea di costruire intorno a S. Nicola Greco un percorso non solo di fede ma anche legato al turismo e alla tradizione.
Sulla scia dell'iniziativa di Ortucchio, che segue ad analoga iniziativa del comune di Francavilla, Guardiagrele restituirà l'invito lanciando un progetto che potrà
vedere anche la partecipazione delle localutà calabresi dalle quali partirono i basiliani mille ani fa.
S. Orante, partito dalla Calabria, dopo aver visitato con i suoi compagni le tombe dei santi Pietro e Paolo a Roma, giunse in Abruzzo "per riaccendere
nel cuore dei fedeli la fiamma dell'amore di Dio inflevolita dopo il grande scisma che per circa settant'anni tormentò la chiesa di Cristo'.
Sant'Orante, giunto ad Ortucchio, non poté ripartire con i suoi compagni perché colpito da una grave malattia, costretto a rimanere nel paese scelse come sua
dimora la chiesa di S. Maria in Ortucla, vivendo con le elemosine dei fedeli e riposando all'interno della chiesa sul nudo pavimento. Un giorno, uscito per chiedere elemosina,
nonostante la febbre che lo aveva colpito e con il corpo completamente gonfio, tornò in chiesa e la trovò chiusa poiché il sagrestano, non vedendo l'eremita, aveva serrato a chiave la
porta.
Il Santo, non potendo rientrare restò all'aperio, si pose in ginocchio a pregare su alcuni sterpi secchi di vite e mori: era la notte del 5 marzo 1431 di un inverno
particolarmente freddo.
La mattina successiva trovarono l'eremita sul fascio di sarmenti che non erano più secchi, ma avevano messo foglie e grappoli d'uva. Il miracolo dei tralci di vite, il suono festoso e
spontaneo delle campane convinsero i cittadini di Ortucchio di trovarsi di fronte ad un santo.
Il suo corpo, composto in una cassa di piombo, venne sepolto nella chiesa intitolata da quel momento a S. Orante che divenne il patrono del paese. Nel
1578 fu realizzata nell'interno della chiesa una cappella in onore del Santo, oggi le sue ossa sono conservate in un'urna di vetro custodite nell'altare a lui dedicato. La tradizione
dice che la tazza di legno nella quale l'eremita beveva e mangiava fu conservata come una preziosa reliquia e si racconta che i devoti bevendo il vino da quella tazza fossero alleviati
dai dolori di stomaco"'.
Il santo viene festeggiato il 5 marzo e, come vuole la tradizione, si continua a distribuire ai fedeli il vino benedetto.