Ospedale: consegnate le firme
Venturoni appare sul finale
Guardiagrele, 27 novembre 2009.
La sorte di Guardiagrele si decide a Roma
257 fogli per oltre 6600 firme raccolte a Guardiagrele e in altri comuni del territorio. Con un faldone carico dei moduli accompagnati da una lettera
di trasmissione, una delegazione guardiese si è recata stamattina a Pescara per consegnare all'assessore alla sanità le istanze di un intero comprensorio in difesa
dell'ospedale di Guardiagrele.
A capo del gruppo c'erano il sindaco, Mario Palmerio e la giunta comunale con i capigruppo di tutti gli schieramenti, il consigliere regionale
Franco Caramanico e cittadini guardiesi, arrivati a Pescara con un pullman meso a disposizione dal comune.
"Nelle ultime settimane - ha precisato Mariella Naccarella, assessore di Guardiagrele - abbiamo provato ad essere ricevuti da Lanfranco Venturoni, ma senza
esito. Ci siamo visti costretti, allora, a recarci a Pescara, negli uffici dell'assessorato alla sanità, con le nostre firme".
Al sesto piano del palazzo di Via Conte di Ruvo, la delegazione è stata ricevuta dal direttore dell'assessorato e dal commissario straordinario, Gino
Redigolo.
"L'ospedale non chiude - ha precisato Redigolo - ma viene riconvertito". Queste le parole d'ordine pronunciate dal commissaario ad acta, il quale ha
pure detto che tutto è rinviato al prossimo piano sanitario regionale e, per quanto riguarda lo specifico della struttura di Guardiagrele, al nuovo piano
industriale della costituena ASL unica della provincia di Chieti.
Terminato l'incontro e saltata l'annunciata conferenza stampa, visto che la televisione locale aveva già ripreso l'incontro con Redigolo, la delegazione si è disposta a tornare a
Guardiagrele.
Su Via conte di Ruvo, però, la inaspettata sorpresa dell'assessore Venturoni che, bloccato dai presenti, ha improvvisato un'assemblea nell'atrio del
palazzo per spiegare le sue ragioni.
Venturoni ha sostanzialmente ribadito quanto asserito da Redigolo aggiungendo, però, che "la sorte dell'ospedale di Guardiagrele e di tutti i piccoli ospedali,
è legata al piano di rientro dal debito della sanità le cui sorti non si decidono in Abruzzo ma a Roma".
Insomma, se è certo che la struttura di Guardiagrele non chiuderà, è altrettanto vero che è molto probabile che non sarà più un ospedale.